RIP John Nash

È di pochi giorni fa la tragica notizia dell’incidente occorso al grande matematico John Nash e alla moglie Alicia. Il TG trasmetteva le immagini che ripercorrevano la vita, a tratti drammatica, di una delle menti più brillanti, ancorché tormentate, del Novecento. Un flash back mi ha ricordato l’inizio della mia storia professionale, mi ha lanciato in un passato non troppo lontano, poco più di una decina d’anni, ha fatto riaffiorare nella mia mente il più grande capolavoro che ha ispirato la mia vita, il mio lavoro, la mia attività quotidiana.

Fonte dell'immagine http://scn.wikipedia.org/wiki/John_Nash

Fonte dell’immagine http://scn.wikipedia.org/wiki/John_Nash

“Se la matematica può essere applicata all’economica, perché non alle Relazioni Pubbliche?” mi posi questa domanda a circa metà degli esami universitari che mi separavano dalla Laurea in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Esterna Interna. Appassionata, forse anche portata, a tutto ciò che di matematico e fisico poteva esserci in qualunque materia di studio, iniziai a fare qualche ricerca e trovai gli studi di Nash sulla matematica applicata all’economia davvero illuminanti. E fu proprio su queste basi che costruii la mia tesi di laurea, dalla quale ho pensato di estrapolare alcuni tratti che ritengo ancor oggi molto attuali.

<<Risulta infine utile riprendere il concetto economico secondo il quale è meglio cooperare piuttosto che competere. Esso può infatti aiutare nella comprensione delle dinamiche secondo cui la scelta collaborativa sta diventando un’opzione pressoché obbligata nonché strategicamente essenziale>>

<<Il concetto sopra espresso è uno dei postulati essenziali della teoria dei giochi che consiste nello studio dei processi decisionali in cui esiste un numero finito di giocatori in competizione. Essi conoscono le reazioni dei vari concorrenti alle proprie mosse e ne tengono conto prima di effettuare altre scelte nel prosieguo del gioco. A questo punto il dilemma fondamentale che si pone ai giocatori è il cosiddetto dilemma del prigioniero: cooperare o non cooperare>>

 <<…La conclusione logica di quanto espresso è che è meglio cooperare piuttosto che colludere (Lipsey, Chrystal, 1999). La teoria dei giochi è uno strumento flessibile che può essere applicato a diversi rami della scienza economica e aziendale. In alcuni casi può infatti spiegare la scelta che soggetti privati e istituzioni sono chiamati ad assumere per migliorare o per raggiungere in modo più vantaggioso e efficiente i propri obiettivi.>>

 <<La forza della relazione cooperativa sta nel trovare un modo alternativo per la coesistenza degli interessi basandosi sui metodi della concertazione e della mediazione allo scopo di eliminare i conflitti, siano essi palesi o latenti.>>

(spunti tratti da “I Public Affairs e la Partnership con le istituzioni. Il caso AIB”, Milini Barbara, 2004)

La forza della collaborazione è valida ancora oggi? Io credo di sì, una partnership fra più soggetti che desiderano raggiungere un obiettivo comune è sempre più proficua di un conflitto in cui i protagonisti sprecano tempo e capacità per ottenere un risultato già di per sé decurtato di tutte le risorse impiegate per ottenerlo. C’è una cosa che mi ha insegnato la mente brillante che ha ispirato la pellicola premio Oscar “A Beautiful Mind”: esiste sempre una situazione di equilibrio, basta cercarlo, basta trovarlo, basta volerlo.

R.I.P. John Forbes Nash jr.

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