Italians speak it better?!

Quando: venerdì sera

Dove: nota località (anche turistica) sul Garda

Chi: io e startupper

Cosa: incontri ravvicinati del tipo 2.0

Perché: MAI chiedersi perché… #maiunagioia

Era un venerdì sera tiepido e dalle tinte aranciate, il tramonto colorava l’acqua e l’orizzonte mentre il lungolago assumeva, minuto dopo minuto, l’aspetto chiassoso e mondano tipico dei fine settimana.ux-788002_1280

Durante un aperitivo con amici ho avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con un ragazzo giovane, preparato, evidentemente intelligente e creativo che, incuriosito dal mio lavoro, ha voluto raccontarmi il suo progetto di startup: effettivamente originale, ben organizzato e promettente.

Ad un certo punto la conversazione ha preso grossomodo questa piega:

“Quindi hai un’agency? Troppo smart! Allora facciamo un filesharing del mio panel così mi briffi la tua vision di positioning e la timeline e dopo mi forwardi il prospect, ok?”

Eh?!

Sono parecchio sicura che l’enorme punto di domanda comparso sulla mia fronte in perfetto stile manga non fosse causato dal mio tasso etilico (ancora del tutto sotto controllo: erano solo le 21!), ma piuttosto da questo linguaggio più variopinto del tramonto sul lago e, a mio avviso, un po’ ridicolo.

Non sono una fanatica. Non sono affatto intollerante verso l’utilizzo di vocaboli inglesi, neologismi e altro, che anzi sono parte integrante non solo del mio lavoro, ma di ciò che amo fare. Sono assolutamente convinta che la traduzione forzata (che diversi auspicano e sollecitano) di molti termini stranieri nella lingua dantesca sia invece poco incisiva e, in alcuni casi, anche fuori luogo, soprattutto in determinati contesti sociali e ambiti professionali.

Ben vengano, quindi, i social network, i blog, gli startupper, il marketing e i business model. Un brief non lo nego a nessuno, le chattate serali con le amiche mi divertono, un selfie ogni tanto me lo sono anche fatto (qui però già siamo praticamente al – mio – limite massimo!). Per quanto mi faccia davvero piacere essere definita smart, non avverto però alcun bisogno o desiderio di essere skillata, nextata (sì, esiste anche questa, giuro!) o forwardata…o almeno non tutto insieme in una sola frase!

Nei prossimi giorni dovrei ricevere (chiaramente con Dropbox!) il pitch di questo startupper in gamba (dico sul serio!)…staremo a vedere quali saranno gli step previsti dal suo business plan e se le mie reference e le mie skills potranno essere utili al suo team.

Stay tuned

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